Mons Lorenzo Casati

Risposta della Metropolia della Diaspora della Chiesa Autocefala Ortodossa Ucraina

Purtroppo, qui in Italia, è facile, a volte anche incoraggiato, contestare le credenziali di persone pubbliche. Anche la laurea in giurisprudenza del senatore Antonio Di Pietro è stata contestata! Su questa pagina, un comunicato stampa relativo al monsignor Lorenzo Casati e una risposta a certe informazioni sbagliate:

Risposta alle mezze verità e le fantasie di certuni
Lettera della Metropolia della Diaspora della Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina
I vescovi del Sinodo della Metropolia

RISPOSTA ALLE MEZZE VERITA' E LE FANTASIE DI CERTUNI

Nel 1996 il Metropolita Evloghios (Hessler), allora appartenente al Patriarcato di Kiev, consacrò il Metropolita Michel (La Roche) per la Chiesa in Francia. Nello stesso anno, assieme allo stesso Metropolita Michel ed altri vescovi, Evloghios consacrò il Vescovo Lorenzo (Casati) per la Sicilia.

Il Metropolita Evloghios si dimise dal Patriarcato di Kiev nel tardo 1997, un fatto che egli non ha menzionato ai suoi vescovi in Italia. Quando questo fatto fu scoperto dai suoi vescovi canadesi e francesi, essi si dichiararono fedeli al Patriarcato Ucraino. Il Vescovo Lorenzo scoprì il fatto nel tardo 1999 e fu accolto dal Patriarcato per mezzo del Metropolita Michel di Parigi.

Bisogna aggiungere che il Metropolita Evloghios, ormai privato dal patriarcato dei suoi poteri giurisdizionali (infatti le "ordinazioni" da lui eseguite dopo 1997 non sono risconosciute da Kiev) procedeva a "deporre" i vescovi che erano rimasti fedeli alla Chiesa Ucraina. Tali "deposizioni" non avevano e non hanno nessun valore e i "vescovi" da lui "consacrati", successivamente alla rottura con Kiev, non hanno validità canonica.

Nel 1991/1992 il Vescovo Antonio (De Rosso), di buona memoria, precedentemente consacrato dal Metropolita Ciprianos di Filì in Grecia (Chiesa Greco-Ortodossa del Vecchio Calendario), si separò dalla Chiesa Greca e autoproclamò la sua diocesi, con atto notarile, la "Chiesa Ortodossa in Italia" (C.O.I.).

Il Vescovo Antonio riuscì a stabilire dei rapporti di comunione con il Patriarcato di Kiev all'inizio del 2000 e, affermando di essere il rappresentante di Kiev in Italia, chiese al Metropolita Michel di passare la diocesi italiana del Vescovo Lorenzo alla cosidetta "Chiesa Ortodossa in Italia". Questo avvennè nel 2003. Successivamente Mons. Antonio rifiutò la proposta del Patriarca Filarete di nominarlo Esarca per l'Italia e così i rapporti fra Kiev a la "C.O.I." si spezzarono. Inoltre, il Vescovo Antonio, purtroppo, aveva stabilito rapporti con diverse giurisdizioni "scismatiche," come la sedicente "Chiesa di Montenegro" (cui capo fu condannato sia dal Patriarcato Serbo sia dal Patriarcato di Costantinopoli) e come il cosidetto "Sinodo alternativo Bulgaro" condannato dal vero Patriarcato Bulgaro. Mons. Lorenzo e il suo clero si trovarono in una giurisdizione che non aveva rapporti ufficiali con nessuna Chiesa Ortodossa ufficiale ma piuttosto era in collaborazione con tante chiese scismatiche.

Per rimediare a questa situazione incresciosa, tutto il clero e i rappresentanti dei laici della Diocesi della Sicilia, assieme al loro Vescovo Lorenzo, votarono di dimettersi dalla "C.O.I." e la diocesi fu accolta, il 10 ottobre 2003, nella Metropolia della Diaspora della Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina, una giurisdizione che non ha mai subito nessun tipo di condanna ed è attulamente in dialogo con le altre Chiese Ucraine per una eventuale riunione delle Chiese ucraine.

E' da notare che la "Chiesa Ortodossa in Italia" non esiste più nel momento in cui è morto il suo fondatore, Mons. Antonio, a febbraio del 2009.

La diocesi giudata dal Vescovo Lorenzo fu elevata ad arcidiocesi con il titolo di "Arcidiocesi di Palermo e tutta l'Italia" e Mons. Lorenzo fu nominato il suo Arcivescovo il 10 ottobre 2005 per ordine del Metropolita Michael di New York, Primate della Metropolia della Diaspora sotto l'omofor di Sua Beatitudine il Metropolita Mefodiy di Kiev e Ternopoli, il quale fornisce alla Metropolia la sua protezione canonica ed il Santo Crisma.

In questa maniera Mons. Lorenzo è riuscito a togliere la sua Chiesa dai varie inutili e infondate problematiche ed intrighi intergiurisdizionali che sono, purtroppo, frequenti nelle varie piccole giurisdizioni presenti in Italia e, conseguentemente, è riuscito a dedicarsi pienamente ed esclusivamente alla proclamazione della Santa Fede Ortodossa.

Impegnare le nostre energie e tempo nel dibattito con figure che hanno come interesse primario quello di litigare, calunniare e, infine, ridicolarizzare la Santa Fede Ortodossa non è da noi considerato dignitoso ma, invece, un impedimento alla proclamazione del Vangelo.

Di conseguenza, questa dichiarazione, con la certificazione del Metropolita Michael, rappresenta la nostra ultima parola sull'argomento.

COMUNICATO UFFICIALE PER DIFFUSIONE VIA STAMPA

Si certifica che Sua Eminenza Monsignor Lorenzo Casati, Arcivescovo di Palermo e di tutta l'Italia della Metropolia della Diaspora della Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina, è membro di condizione elevata del Sinodo dei Vescovo della sopraccitata Metropolia e l'unica autorità legale e canonica della nostra Chiesa ed è il suo rappresentante ufficiale nel territorio della Repubblica Italiana. Qualsiasi asserzione al contrario è infondata.

+ Metropolita Michael (Javchak Champion)                                 + Arcivescovo Danylo (Smith)
Arcivescovo di New York                                                             Cancelliere della Metropolia

New York • USA • 19 maggio 2012

Segue il testo in lingua inglese e il documento originale in pdf:

OFFICIAL STATEMENT AND PRESS RELEASE

This is to certify that His Eminence Monsignor Lorenzo Casati, Archbishop of Palermo and All-Italy of the Metropolia of the Diaspora of the Ukrainian Autocephalous Orthodox Church, is a member in good standing of the Synod of Bishops of the above-mentioned Metropolia and the only legal and canonical authority of our Church and its official representative in the territory of the Italian Republic. Any statement to the contrary is unfounded.

Scarica qui il documento originale in formato pdf, rilasciato dal Sinodo dei Vescovi.

La laurea di Di Pietro
© Yahoo! 11 mag 2012

La laurea di Di Pietro in Giurisprudenza è valida. A stabilirlo è la Cassazione, che a seguito della diatriba tra il leader e Silvio Berlusconi, ha sentenziato: la laurea c'è ed è autentica. Il leader dell'Idv iniziò gli studi nel 1973 presso l'Università degli Studi di Milano e conseguì regolarmente la laurea nel 1978. In periodi di diplomi inesistenti e lauree comprate in Albania, la notizia riempie gli animi di speranza. Praticamente uno studente modello (si tenga presente che all'epoca le lauree erano ancora quinquennali).

La questione del titolo di studio contestato a Di Pietro risale a qualche anno fa, quando l'ex premier lo accusò pubblicamente in più occasioni di avere una laurea farlocca. Come la volta in cui lo definì "un bugiardo senza una laurea valida," in piena campagna elettorale e dalle poltrone della trasmissione Porta a Porta. Senza dimenticare il comizio in cui affermò che il rivale si era laureato grazie all'aiuto dei "servizi segreti."

Fervida immaginazione o sottile sarcasmo? Di certo c'è solo una querela, quella che il leader dell'Idv ha depositato contro il Cavaliere. E il 10 maggio scorso la Suprema Corte ha deciso di procedere sul processo per diffamazione a carico di Berlusconi. La Cassazione ha in questo modo annullato la sentenza di non punibilità nei suoi confronti emessa nel 2010 dal giudice di pace di Viterbo, in seguito alla decisione della Camera di concedere l'insindacabilità all'ex premier perché nelle occasioni contestate aveva agito nelle sue funzioni di parlamentare.

Ma Di Pietro non ci sta e continua la sua battaglia contro la diffamazione messa in atto da Berlusconi nei suoi confronti. Ora che la laurea è comprovata l'ex magistrato esprime piena soddisfazione (e non manca di lanciare una velata minaccia): "Ieri la Cassazione mi ha dato ragione sul presidente Berlusconi che diceva che non avevo la laurea e ora ne dovrà pagare le conseguenze."